Pubblicato da: Alby | 29 settembre 2008

Lasciatemi giocare…

“Lasciatemi giocare… sono un ciarlatano”

di Alberto Arienti

Corre il quarantaduesimo minuto della seconda frazione di gioco di Milan-Inter del 28 settembre 2008, quando il signor Emidio Morganti da Ascoli Piceno, su segnalazione del IV° ufficiale, mostra il “rosso” ad un indemoniato Marco Materazzi reo, con forti sospetti visti i precedenti, di aver nominato invano mamma e sorella del direttore di gara. Ironia della sorte, le proteste del neroazzurro erano riferite ad una manata in faccia rifilata ad Adriano in area di rigore avversa, speculare a quella che nel corso del primo tempo l’immacolato Materazzi aveva rifilato a Kakà che nell’occasione si era limitato ad allargare le braccia accompagnando il gesto con un sguardo attonito all’indirizzo del direttore di gara.
Ma qui non si narra di Mater(c)azzate per le quali siamo ormai da tempo vaccinati, ma di “The Man of the moment”, di colui che con la stucchevole (e interessata) complicità di giornali e giornalisti è diventato “il Protagonista”, colui che alla vigilia del suo primo derby italiano converge su di se i riflettori dapprima negandosi mercoledì sera in sala stampa, dove compare il profeta Giuseppe Baresi, e poi rilasciando nell’immediata vigilia dichiarazioni di basso profilo nei confronti di alcuni colleghi. Una per tutte quella riferita all’allenatore juventino Claudio Ranieri: “… è stato cinque anni a Londra e parlava un pessimo inglese” (?!?).
Ma ritornando al derby della Madonnina, vorrei stigmatizzare quello che da molti è stato sdoganato come un comportamento “normale”, e mi riferisco alla pacca sulla spalla rifilata da Mourinho al direttore di gara mentre si accingeva a notificare il provvedimento di espulsione a Materazzi, accompagnata da un “gioca, gioca”.
Premettendo che, a parer mio, Morganti ha fatto solo che bene ad ignorarlo, azzardo i seguenti quesiti :
1. se l’allenatore di una Reggina o di un Chievo si fossero lasciati andare ad una confidenza di questo genere, la cosa sarebbe passata in sordina allo stesso modo in alcune trasmissioni televisive?
2. ma siamo proprio sicuri che il “gioca, gioca” fosse innocente, piuttosto che la sintesi di un “continuiamo a giocare cogl….” ?
3. a chi candidamente afferma che il comportamento di Mourinho fosse quello di chi non vuole perdere tempo e vuole giocare, il “vaffa…” pronunciato dal “Gentlementecatto” nella lingua bistrattata da Ranieri come lo colloca in questo contesto?
4. il signor José Mário dos Santos Mourinho Félix crede davvero che distogliere l’attenzione dei media dalla Sua squadra ed accentrarla sulla Sua persona sia l’arma vincente per poter vincere certe partite?
Caro signor José Mário dos Santos Mourinho Félix (scusa Gabriele se ti faccio il verso ma giuro che non voglio toglierti i riflettori del tuo spassosissimo Vedo, Sento e… Parlo) sono sicuro che Lei sia un buon allenatore, ma volevo farle notare che in Italia ce ne sono tanti bravi almeno quanto Lei, che come Lei lavorano sodo tutta la settimana (e per molti meno Euri) ma nessuno di loro si è mai permesso, di diffamare o sminuire l’operato dei colleghi (al massimo un calcio nel sedere Baldini-Di Carlo), e nessuno di loro si è mai permesso di dare “pacche” ad un Arbitro che sta svolgendo (peralto molto bene ma questa non è “condicio sine qua non”) il suo operato. Gli episodi del derby si sono più o meno equivalsi, e se qualcuno si attacca al piede di Kakà, che nell’azione che ha preceduto la rete era più avanti sul lancio di Ronaldinho, (e qui Mr.Fox gradirei una perla per l’eccellente Niccolai), o è un tifoso o un tesserato dell’Inter.
A mio avviso nel computo complessivo della gara, andando a fare le pulci, manca un’espulsione all’Inter per un calcione da tergo di Stankovic (se Materpazzi nell’occasione fosse stato ancora in panca si sarebbe sicuramente indignato), anche se nella gestione generale della gara il giallo può starci.
Pertanto signor José Mário dos Santos Mourinho Félix si limiti ad imparare il lessico italiano e lasci agli italiani il malcostume di gettare discredito su avversari e Arbitri per giustificare le proprie carenze. La invito pertanto a riflettere sul perché una squadra con i migliori calciatori e il miglior allenatore sulla piazza (questo lo pensa il suo pubblico), debba sudare le sette proverbiali camicie per superare tra le mura amiche un Catania (con due autoreti) ed un Lecce (con gol in extremis di Santa Cruz) e perdere il derby contro un Milan che fino alla domenica precedente era stato dato per moribondo. Le partite, caro José Mário dos Santos Mourinho Félix , si studiano e si giocano sul campo e non a suon di interviste negate o rilasciate. Se avesse studiato un po’ meno l’italiano e un po’ di più la squadra avversaria forse ieri sera avrebbe trovato la chiave per scardinare la diga Gattuso, Ambrosini, Kakà e Seedorf eretta a centrocampo da Carletto Ancelotti contro la quale la sua Inter si è miseramente schiantata.

E giuro che non sono milanista!

 

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